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30/09/2009

La Consulta divisa sul lodo Alfano Sette giudici per il no, cinque per il sì

costituzionalisti  battono portaborse  di  berlusconi 7-5 per ora....mancano 3 all'appello , ma  il vantaggio è buono,,,,,vi  diremo  anche  i nomi  e  come  hanno votato


ROMA - Sette sicuri contro il lodo. Cinque a favore. Tre incerti. Con nomi e cognomi ben individuati. Corte spaccata. Conciliaboli riservati per portare da una parte o dall' altra chi non ha ancora deciso. Meno 13 giorni all' inizio dello showdown sul lodo Alfano alla Consulta. Palazzo blindatissimo. I 15 alti giudici che, meno che mai, si concedono perfino al telefono. La cena di due di loro, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, col Cavaliere, Letta e il ministro Alfano, nel maggio scorso, tuttora incombe e turba il futuro consesso. Diktat severi anche per i magistrati assistenti che oggi, da mattina a sera, s' incontreranno per discutere il coté tecnico della questione giuridica dell' anno. Nessuna decisione, per carità, ma un' analisi dettagliata sulla scienza costituzionale preesistente,e soprattutto sulle sentenze della Corte. Focus su quella che, il 20 gennaio 2004, bocciò il precedente lodo Schifani e costò all' allora premier la ripresa del processo Sme. Sul tavolo ci saranno anche i comunicati di Napolitano che, nel luglio di un anno fa, sulla base di quella sentenza, consentirono l' entrata in vigore di una legge - lo scudo per congelare i processi, ma non le inchieste, delle quattro più alte cariche dello Stato - tra le più contestate della storia giuridica italiana. Berlusconi li considera il suo atout ed è sicuro di farcela. Così si sforzano di convincerlo i suoi esperti, Niccolò Ghedini in testa, che alla Corte ha buoni aggancie già mette in tascai tre dubbiosi. Sul fronte opposto ex presidenti e membri della Corte sono convinti del contrario. E l' opposizione, Pde Idv,è certa della bocciatura. Basta che uno dei tre si schieri con i sette e la partita è chiusa. Il Cavaliere sarà di nuovo alle prese con i processi Mills e diritti tv, e con una difficile stagione politica. Girano da una scrivania all' altra i comunicati di Napolitano. Letti e approfonditi. Nessun valore giuridico, ovviamente. Ma un peso, politico e non solo, quelle due pagine, fotocopia l' una dell' altra, ce l' hanno. Napolitano le ha rivendicate quando Beppe Grillo lo ha attaccato per aver firmato il lodo. Scrisse il presidente quando autorizzò il governo a presentare il testo alle Camere (era il 2 luglio) e quando lo promulgò (era il 23) che «il punto di riferimento» per la decisione era stato «la sentenza 24 del 2004» con cui la Corte aveva bocciato lo Schifani. «A un primo esame, quale compete al capo dello Stato in questa fase, il ddl è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza». Esultarono i berluscones. Fuori della Camera, del Senato, dello stesso Quirinale correva la protesta contro una legge giudicata incostituzionale. Vergò il presidente: «La Consulta non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale». Batterono le mani Ghedini e Alfano. Grillo gli ha gridato contro per mesi in tutte le piazze. Ma non basta. Il presidente ha usato anche un altro essenziale concetto espresso nel 2004 dalla Corte, quando essa, ha citato quattro anni dopo Napolitano, «giudicò "un interesse apprezzabile" la tutela del bene costituito dalla "assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche"». Valore solo politico o anche giuridico? È questo l' interrogativo che corre alla Corte. Chi vuole salvare il lodo ne sfrutta gli argomenti, nessuna necessità di ricorrere a una legge costituzionale, come sostiene invece la procura di Milano che vede violati gli articoli 3 (uguaglianza) e 24 (diritto di difesa) della Costituzione. In aggiunta, «l' interesse apprezzabile» riconosciuto (cioè il diritto di governare con le mani libere da impedimenti processuali) giusto nella sentenza scritta da Francesco Amirante, l' attuale presidente della Corte, che fu relatore sul lodo Schifani. Chi, tra gli alti giudici, vuole bocciare il nuovo lodo segna in rosso un rigo di Napolitano («a un primo esame, quale mi compete in questa fase»)e sottolinea che lui non ha mai pensato di sostituirsi "preventivamente" al lavoro della Consulta. Ma i suoi argomenti, la congruità del lodo Alfano con la sentenza della Corte che bocciava la legge Schifani, è sul tavolo. Di questo si discuterà oggi trai tecnici, di questo si parlerà il 6 ottobre quando, dopo l' udienza pubblica, s' avvierà la camera di consiglio. Dove sarà sufficiente una sola voce per chiedere un rinvio. © RIPRODUZIONE RISERVATA - LIANA MILELLA

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